Claudia Pinelli, figlia di Giuseppe «Pino» Pinelli

L’eredità di Giuseppe «Pino» Pinelli è come una maratona, non conosce soste, nemmeno a 52 anni di distanza dalla sua morte nella questura di Milano su cui non si è mai raggiunta una verità giudiziaria. Appare come un’ombra, enorme, nella superficie di una democrazia ferita. E incompiuta come era quella degli anni Sessanta, in una società che si trasformava e confliggeva. «Per noi è importante che non si dimentichi. Abbiamo avuto una verità storica grazie anche ad un presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, che ha parlato di papà come vittima due volte. Non abbiamo una verità giudiziaria e questo dovrebbe pesare sulla coscienza democratica» riflette Claudia Pinelli, figlia del ferroviere anarchico che è rimasto un simbolo — dell’innocenza e degli ideali — nel Paese, una storia che taglia trasversalmente le generazioni. Pinelli l’anarchico. Che nella conversazione con Claudia appare come «papà» o «Pino» a seconda dei frangenti narrativi.


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